|domenica, giugno 25, 2017
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Il mio incontro con i giovani della Marshall Memorial Fellowship 

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Questa settimana ho avuto il piacere di incontrare e ospitare alla Camera dei Deputati un gruppo di giovani americani under 40, leader nelle diverse attività professionali e comunità di origine.
A discutere con me di riforma della legge sulla cittadinanza, politiche di gestione dei flussi migratori e pratiche di inclusione sociale c’erano una giovane Sindaca di una città del Michigan, il capo dell’ufficio finanziario della tesoreria di Stato dell’Illinois, una professoressa dell’University of Southern California, la direttrice di una ONG che si occupa di politiche di valorizzazione delle donne e delle minoranze a Cleveland e uno dei consiglieri politici dello Stato della Georgia esperto di sicurezza pubblica.

Ci siamo incontrati soprattutto per scambiarci delle idee in merito alle pratiche di inclusione sociale più efficienti per favorire l’integrazione dei migranti che accogliamo.
Il senso di questi scambi culturali d’altronde è proprio quello di confrontarci su problematiche comuni ad entrambi i Paesi e capire come gli altri le affrontino e – magari – le risolvano anche.

Questi giovani fanno parte di un programma di scambio culturale che dà loro l’opportunità di conoscere le istituzioni europee toccando con mano i luoghi e incontrando chi lavora nelle commissioni parlamentari.
L’iniziativa prende il nome di Marshall Memorial Fellowship ed è promossa dalla prestigiosa fondazione americana The German Marshall Fund of the U.S.
ll loro viaggio europeo li ha portati in Italia per qualche giorno e qui incontreranno anche la Comunità di Sant’Egidio, che si occupa dell’assistenza ai poveri e ai migranti, e l’organizzazione no-profit “DigitaVaticana Onlus” impegnata nella conversione digitale di importanti manoscritti della Biblioteca Vaticana.

Questi incontri sono una splendida e proficua occasione per fortificare le relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti favorendo il dialogo e la conoscenza tra giovani leader; c’è molta voglia di capire l’Europa nei cinque giovani professionisti che ho incontrato, sono sicuro che questi scambi gettino le basi per una cooperazione più produttiva e attenta alle esigenze della società civile.

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